Lampedusa, isola eccezionale porta d’ingresso all’Europa dove dal mare arrivano migliaia di persone. Sono sempre arrivati molti immigrati, anche durante il nostro soggiorno là, ma non ci siamo accorti di nulla. Ci siamo goduti una splendida vacanza.

Unico segno tangibile di tutti questi sbarchi è il “famoso” Cimitero Delle Barche.

Con il nostro scooter, addentrandoci all’interno dell’isola, lontano dalle spiagge e dai turisti c’è un luogo in cui vengono deposte le imbarcazioni ricche ognuna della propria storia che sono recuperate dal mare. Si trovano scritte arabe sui fianchi di legno delle imbarcazioni, segno delle loro origini, scafi rotti, paratie aperte con schegge di legno rivolte verso l’alto che sembrano quasi denti di squalo.

Materassi ammassati, bottiglie, contenitori di plastica e persino scarpe. Trovarsi qui fa riflettere. Fa riflettere su chi erano le persone trasportate da questi mezzi, da come abbiano fatto a sopravvivere al moto ondoso con queste carrette così inadatte a fare tante miglia nel blu.

E chissà ora dove saranno, cosa staranno facendo o se addirittura ci saranno ancora questi individui che hanno lasciato dietro di sé un pezzo della loro storia, forse l’elemento più importante della loro esistenza che li ha trasportati da un mondo ad un altro.

Foto di Alessandro Giroldini

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