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I tatuaggi sono parte integrale della cultura delle isole della Polinesia.

Molti non conoscono l’origine del tattoo, tanto di moda negli abitanti delle città metropolitane post moderne, che risale invece a molto tempo fa.

I tatuaggi tradizionali polinesiani raccontano la storia delle singole tribù, differenti da isola a isola, e siglano lo stretto legame tra gli abitanti e i loro dei.

E’ un’antica arte che viene tramandata da secoli, e ancora, in pochi luoghi, si pratica tramite l’antico rituale come vuole la tradizione.

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Tra mito e storia

I primi tatuaggi effettuati in Polinesia risalgono al XVII secolo, quando iniziarono ad arrivare gli esploratori ed i colonizzatori europei in queste terre sconosciute.

Il mito narra che l’arte dei tatuaggi sia stata insegnata agli uomini dai figli del dio Ta’aroa.

La leggenda narra che Ta’aroa ed i suoi figli, Mata Arahu e Tu Ra’i Pō,  si tatuarono l’intero corpo per poter far evadere Pahio, che era tenuta prigioniera dalla madre a scopo di preservare la sua verginità. 

Il primo che utilizzò i termine tatuaggio fu il dottor Berchon nel 1772, facendo riferimento diretto alla parola polinesiana tātau.

In origine la parola tātau potrebbe essere derivata dall’Asia e significare “ferito o ferita” e pertanto la traduzione della stessa sarebbe quella di “disegnare segnando, marcare”.
C’è anche un’altra corrente di pensiero che la collega invece al significato di “disegnare lo spirito, il dio”.

Come tutte le tradizioni dei popoli indigeni dell’epoca, anche il tatuaggio fu bandito dal Codice di Pomare del 1819 e demonizzato dai missionari protestanti che lo ritenevano un evidente simbolo di credenze pagane.

A causa di ciò la pratica dei tatuaggi scomparve totalmente dalle Isole della Società e dalle Isole Australi.
Grazie al loro isolamento, le Isole Marchesi risucirono a conservare viva la tradizione.

Solo a partire dagli anni ’70 c’è stato un rifiorire e della cultura indigena della Polinesia, e quindi anche l’arte del tatuaggio ha ripreso vigore e importanza.

antichi tatuaggi Poliensia

Tatuatori e tatuaggi

Il tatuatore polinesiano è colui che custodisce un sapere ancestrale, una sorta di sacerdote che veniva rispettato e riconosciuto nell’antica società Polinesia. 

L’apprendistato richiedeva diversi anni di studi e conoscenze, oltre ad una profonda connessione con i rituali religiosi, le divinità e tutto ciò che era ritenuto sacro.

I motivi ricorrenti dei tatuaggi polinesiani erano caratterizzati da figure geometriche create da triangoli, rette tratteggiate, solidi, spirali ed archi.

Si tatuavano principalmente la schiena, le braccia e le gambe. 

Venivano rappresentati animali e piante, figure umane o divine e  i tatuaggi variavanono molto a seconda dell’isola o dell’arcipelago di appartenenza, come pure a seconda che la persona fosse un uomo o una donna o facesse parte di un determinato ceto sociale.

Alcuni motivi erano strettamente legati ai membri di una famiglia, oppure al ruolo di capo tribù o dignitario di essa.

La funzione del tatuaggio era quella di proteggere fin dalla nascitala persona, arricchendo il suo corpo nell’adolescenza con tatuaggi legati ai riti di passaggio.

I tatuaggi polinesiani moderni invece sono legati più all’estetica che al significato intrinseco di essi, inserendo ad esempio l’ombreggiata ottenuta grazie all’uso delle macchinette per tatuaggi.

Gli antichi strumenti dei tatuatori erano: 

  • il pettine per i tatuaggi (ta’a patutiki): un elemento tagliente fissato ad un manico di legno. Poteva essere una conchiglia, un osso o anche un guscio di tartaruga e veniva affilato sul corallo. 
  • mazza per tatuaggi (kouta patutiki) che serviva per colpire il pettine e far si che questo perforasse la pelle per creare il disegno
  • inchiostro: poteva essere polvere di noci di cocco bruciate, o fumo prodotto dalle candele, che venivano mescolati con acqua o olio di cocco. Il pettine veniva poi imbevuto di questo inchiostro.
  • il forno per la fuliggine (puho tutu ka’ahu) che serviva a produrre grandi quantità di inchiostro che a sua volta era conservato in un tubo di bambù. Il forno era costituito da pietre scavate e sigillate con della terra e poteva produrre fino a un chilogrammo di colorante in una notte.

Mana, l’energia vitale che scorre in ogni persona ed in ogni essere della terra, spesso è rappresentata dalla spirale, mentre i denti dello squalo indicano grande forza interiore ed i cerchi sono legati alla simbologia della vita e del calore.

Portare sulla pelle un tatuaggio o più tatuaggi era sinonimo di grande prestigio, di ricchezza e di potere. 

rituale tatuaggio Polinesia

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